Francoprovenzale




Un po’ di storia…

Franco-Provenzali

Il francoprovenzale è stato identificato come ceppo linguistico indipendente in epoca abbastanza recente.

Il termine “francoprovenzale” è stato coniato da Graziadio Isaia Ascoli (Ascoli 1878), fondatore della dialettologia italiana, che scoprì, verso la fine del secolo XIX, la peculiarità di un gruppo di parlate galloromanze.

Tale definizione trova giustificazione nel fatto che questo tipo idiomatico, pur conservando individualità e indipendenza rispetto alla lingua d’oïl e alla lingua d’oc, mostra similitudini sia con il francese sia con il provenzale.

Il francoprovenzale può essere definito come un protofrancese, un francese arcaico e primitivo, che a un certo punto, dopo aver seguito in una prima fase le parlate del nord della Francia (Parigi per esempio) non ha più condiviso l’evoluzione della lingua d’oïl.

L’area francoprovenzale ha, infatti, vissuto una fase di marginalizzazione attorno all’asse Lione-Ginevra.

Il francoprovenzale non è mai coinciso con un’entità politica e non ha mai conosciuto un momento di uniformazione, costruendo una koinè, ossia una lingua comune al di sopra delle varietà locali, né sviluppando una tradizione letteraria di rilievo. Esso si presenta sotto forma di una moltitudine di parlate, in altre parole nella grande varietà dei suoi patois.

I confini geografici dell’area francoprovenzale sono piuttosto labili e fluttuanti, tuttavia lo studio dei tratti comuni a questa famiglia linguistica ha permesso di compiere una demarcazione territoriale in tre aree prevalenti (Tuaillon 1974):

-una è l’area francese che comprende l’intera Savoia, il Lionese, il Delfinato settentrionale (Grenoble e Vienne), una parte della Franca Contea, il Bugey e la metà meridionale della Bresse.

-l’altra è l’area della Svizzera romanda, nei cantoni di Neuchâtel, Vaud, Ginevra, Friburgo e il Vallese, escluso il Giura bernese.

-la terza area è quella italiana che comprende la Valle d’Aosta, con 71 dei suoi 74 comuni ad eccezione dei tre comuni di parlata tedesca della valle del Lys e, il Piemonte alpino occidentale, con i 43 comuni delle 8 vallate alpine: la Valle dell’Orco, la Val Soana, le tre valli di Lanzo, la Val Cenischia, la media e bassa Valle di Susa e la Val Sangone.

Sul territorio italiano esistono anche le due isole linguistiche di Faeto (700 abitanti) e Celle di San Vito (200 abitanti) in provincia di Foggia.

La Valle d’Aosta, situata al confine orientale di suddetta area francoprovenzale, è al suo interno notevolmente frammentata dal punto di vista linguistico. Essa presenta un’unitarietà sostanziale ma le varietà dialettali sono tante e si può compiere una macro-divisione della Regione in due aree linguistiche, l’alta e la bassa Valle, corrispondenti al settore occidentale e a quello orientale. La prima, influenzata dai patois savoiardi o del Vallese, per ovvie vicinanze geografiche con i colli del Piccolo e del Grande San Bernardo geografiche; la seconda, di area più conservatrice con tratti arcaici da un lato e dall’altro con contaminazioni piemontesi.

La nascita della letteratura dialettale in francoprovenzale valdostano risale alla metà del secolo XIX, per opera del felibro valdostano Jean-Baptiste Cerlogne (1826-1910).

L’Abbé Cerlogne compose molte opere tra cui nel 1855 “L’infan prodeggo” (il figliuol prodigo), la prima poesia in patois valdostano, “Marenda a Tsesalet” (merenda a Chesallet), “Lo tsemin de fer” (la strada ferrata) e “La bataille di vatse a Vertosan” (il combattimento delle mucche a Vertosan) e “Noutro dzen patoué”, 7-8, nel 1874. Cerlogne ha inoltre redatto un dizionario e una grammatica del patois valdostano (Cerlogne 1907).

La poesia dialettale cominciò poi ad affermarsi con quelli che vengono definiti poètes du terroir che cantavano la Valle d’Aosta e la sua gente. Tra questi si annovera Désiré Lucat (1853-1930). Altri personaggi di spicco sono Armandine Jérusel (1904-1991) e Eugénie Martinet (1896-1983) e contemporanei quali il poeta Marco Gal, gli scrittori Raymond Vautherin e Aimé Chenal, autori di un dizionario del patois valdostano.

Anche sul fronte delle opere teatrali ritroviamo una viva produzione con le opere dei pionieri Jules-Ange Negri (1904-1993) e di Joseph-Marie Henry (1870-1947), e quelle attuali della compagnia teatrale dello Charaban, fondata de René Willien e da Pierre Vietti nel 1958, e delle numerose compagnie nate negli ultimi decenni.

Il francoprovenzale è attualmente una lingua seriamente minacciata, soprattutto sul versante francese, su quello svizzero e quello piemontese, dove sta scomparendo rapidamente.

La Valle d’Aosta è un’isola privilegiata in cui il patois gode ancora di una buona vitalità e ciò è dovuto anche all’autonomia amministrativa regionale e alla presenza del francese come lingua di cultura.

L’Amministrazione regionale incoraggia l’uso del francoprovenale e sostiene le iniziative e le associazioni che hanno come obiettivo la sua tutela e la sua diffusione.

Tra queste si ricorda, il Centre d’Études francopronvençales, fondato nel 1967, con l’obiettivo di promuovere gli studi e le ricerche sul patois e sull’etnologia valdostana. A tal proposito, una delle iniziative che il Centre e l’Amministrazione regionale promuovono è lo storico Concorso di patois “abbé Cerlogne”, che coinvolge ogni anno numerosi alunni delle scuole materne, elementari e medie della Regione e, ultimamente, anche scuole della Savoia, del Vallese, delle valli francoprovenzali piemontesi e delle comunità alloglotte di Faeto e Celle di San Vito.

Ricordiamo inoltre il Comité des traditions valdôtaines, con la sua rivista Le Flambeau, l’A.V.A.S., Associazione valdostana archivi sonori, che raccoglie testimonianze orali, soprattutto a carattere etnografico, nelle diverse parlate locali, la Federazione valdostana di teatro popolare e l’École populaire de patois.

(a cura di D.Morelli T.Senesi)

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ISTITUTO COMPRENSIVO       “L. MURIALDO”    CERES CERES TO PIEMONTE EUNSEUMBIOU PEUR NOSTRA LENGA LINGUA FRANCOPROVENZALE E OCCITANA

“Tuiti eunsembiou”

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ISTTUTO STATALE COMPRENSIVO “G.MANDES” CASALNUOVO MONTEROTARO FG PUGLIA BASHKE JIMI ME SHUME LINGUA ARBERESHE E FRANCO-PROVENZALE

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LA CULTURA DEL MIO PAESE: LINGUA, STORIA E TRADIZIONI

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